Essere le mani di Gesù. Festa patronale all’altare della Cattedra

Continuare a «stare dalla parte dei deboli, degli esclusi, di chi sperimenta situazioni di povertà materiale e spirituale» per essere «un tramite efficace» della carità del Papa, raggiungendo e aiutando «innumerevoli persone bisognose». È stata questa l’esortazione di Sua Eminenza Reverendissima il Sig. Cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato di Sua Santità, ai soci durante la Solenne Messa Pontificale del 26 giugno, all’altare della Cattedra della Basilica Vaticana, in occasione della Solennità dei Santi Apostoli Pietro e Paolo.
All’omelia, Sua Eminenza ha citato la preghiera attribuita da alcuni a Raoul Follereau, apostolo dei lebbrosi, e da altri a un anonimo fiammingo: «Cristo non ha mani, ha soltanto le nostre mani per fare oggi il suo lavoro. Cristo non ha piedi, ha soltanto i nostri piedi per guidare gli uomini sui suoi sentieri. Cristo non ha labbra, ha soltanto le nostre labbra... Cristo non ha mezzi, ha soltanto il nostro aiuto». «Pensando a voi», ha spiegato il Segretario di Stato di Sua Santità ai soci, «penso spontaneamente alle mani, ai piedi, alle labbra e ai mezzi di Gesù per dar da mangiare agli affamati, dar da bere agli assetati, vestire gli ignudi, alloggiare i pellegrini; cioè per proseguire le opere di misericordia».
Davvero moltissimi gli spunti di riflessione racchiusi nell’omelia: da Don Pino Puglisi, che «affermava che Dio ci ama, ma sempre tramite qualcuno», a Santa Teresa di Calcutta, che pregava così: «Tante volte ti ho chiesto, Signore: perché non fai niente per quelli che muoiono di fame? per quelli che sono malati? per quelli che non conoscono l’amore? per quelli che subiscono ingiustizie? per quelli che sono vittime della guerra? per quelli che non ti conoscono? Io non capivo Signore, e allora tu mi hai risposto: “Io ho fatto tanto; io ho fatto tutto quello che potevo fare: Ho fatto te!”. Ora capisco, Signore. Io posso sfamare chi ha fame, visitare i malati, amare chi non è amato, combattere le ingiustizie, creare la pace. Io posso far conoscere te. Ora ti ascolto, Signore. Ogni volta che incontro il dolore, tu mi chiedi: “Perché non fai niente?”. Aiutami, Signore, a essere le tue mani».
Quindi Sua Eminenza ha commentato le letture proclamate durante la liturgia, per sottolineare che «la fede non è statica, ma va coltivata, cresce col tempo». Pietro, ha detto parlando dell’episodio dell’incontro dell’Apostolo con lo storpio, «ha compiuto un cammino di fede, attraverso un percorso in cui persino gli errori, se riconosciuti con umiltà, si sono trasformati in occasioni di avanzamento e di purificazione». Insomma, ha concluso il Celebrante, «nella vita spirituale non esiste la stasi»: l’esempio del Principe degli Apostoli «invita ad andare avanti con fiducia in Cristo, mettendo da parte le logiche umane per abbracciare quella di un Dio esigente e liberante».
Al termine della celebrazione per la festa patronale, ha avuto luogo un incontro conviviale presso il giardino quadrato dei Musei Vaticani, preludio ai tre successivi giorni della raccolta dell’Obolo di S. Pietro nelle quattro Basiliche Papali, occasione in cui i soci hanno dimostrato ancora una volta la piena adesione alle sollecitudini del Santo Padre per le Sue Opere di carità. La raccolta dell’Obolo è un gesto antico che per il Circolo diventa un impegno continuo, instancabile, come ribadito dal Presidente Torlonia e dall’Assistente Ecclesiastico, Monsignor Franco Camaldo, che proprio il 26 giugno festeggiava il quarantatreesimo anniversario di ordinazione sacerdotale.

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