Commissione A.V.C. S.Pietro

Nel 1998, il Circolo S. Pietro, nella persona dell’allora Presidente Marcello Sacchetti, e la Fondazione Cassa di Risparmio di Roma (oggi Fondazione Roma), in collaborazione con il Prof. Saverio Arcuri, primario di Anestesia e Terapia del Dolore del Polo Oncologico del Regina Elena, istituirono presso la Casa di Cura Sacro Cuore un centro di accoglienza residenziale ed ambulatoriale per le Cure Palliative. All'epoca le cure palliative erano ancora agli esordi, e quella del Circolo S. Pietro fu la prima esperienza di Hospice dell'Italia centro-meridionale.

Da allora, il Sacro Cuore, con il fondamentale contributo e supporto della Fondazione Roma, ha ampliato la propria struttura allargando i suoi servizi anche all’assistenza domiciliare, ai pazienti SLA ed Alzheimer; modificando inoltre la propria organizzazione amministrativa, oggi interamente di proprietà della Fondazione Roma Sanità da cui prende il nome.

Il Circolo S. Pietro continua a prestare la propria opera di volontariato, cercando di mantenere vivo quello spirito di assistenza ed accompagnamento che dall'inizio ha contraddistinto l’Hospice, nella speranza di far sentire pazienti e familiari un po’ come a casa loro, accolti e protetti, specialmente in un passaggio difficile della vita degli uni e degli altri.

Con il crescere delle esperienze e del numero di strutture destinate alle cure palliative, si è sviluppata anche la consapevolezza del grande valore che il volontario ricopre in questo campo, tanto da essere inserito formalmente nell’organigramma del personale degli Hospice, anche grazie al grande lavoro della Fondazione Cure Palliative, che ha contribuito a redigere il Core Curriculum del Volontario in Cure Palliative insieme alla Società Italiana Cure Palliative.

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“Il tempo delle cure palliative”, il convegno

Si è tenuto a Roma, dal 16 al 19 novembre, presso il centro congressi dell’Ergife Palace Hotel, il XXIII congresso nazionale SICP (Società Italiana Cure Palliative) dal titolo «Il tempo delle cure palliative».
La Fondazione Sanità e Ricerca, che opera a Roma attraverso la sua Struttura dedicata ai servizi di assistenza ‒ domiciliare e in hospice ‒ di cure palliative, di cure per l’Alzheimer e altre demenze, di cure per la Sclerosi Laterale Amiotrofica (SLA) ‒, ha partecipato al congresso presentando, all’interno della propria area conferenze, tre temi di approfondimento nell’ambito delle cure palliative: «Condividere il piano di cura. L’informatica a supporto della continuità tra hospice e assistenza domiciliare»; «La tecnologia ‘gentile’ nelle cure palliative. Il progetto TEEP-SLA sviluppato dall’Istituto Italiano di Tecnologia (IIT) di Genova in collaborazione con la Fondazione Sanità e Ricerca»; «La tutela delle scelte di cura: strumenti giuridici».
«In Italia ci sono 340 mila persone ‒ dichiara il dr. Italo Penco, Direttore sanitario della Fondazione Sanità e Ricerca ‒ che necessitano di cure palliative ogni anno. Dal 2006 al 2015 il numero di hospice è passato da 105 del 2006 a 239 del 2015 (+ 128%) con un incremento dei posti letto del 113% (da 1.229 unità a 2.618). Il numero dei decessi in ospedale con diagnosi primaria o secondaria di neoplasia ‒ prosegue il dr. Penco ‒ è tuttavia ancora troppo elevato, con molta disomogeneità interregionale. A causa dell’aumento dell’aspettativa di vita, un numero sempre maggiore di persone affette da numerose patologie cronico degenerative comuni nelle età più avanzate (cardiache, respiratorie, cerebrovascolari) avranno bisogno di cure palliative, con la conseguente necessità di una riprogrammazione delle reti regionali di cure palliative, strutturate prevalentemente per pazienti oncologici. In questa direzione, la Regione Lazio, con l’ultimo decreto commissariale del 24 ottobre 2016 ‒ conclude il dr. Penco ‒ ha appena ridefinito il fabbisogno regionale riferito a pazienti con malattie non oncologiche, riorganizzando e potenziando il servizio e aumentando il numero di posti in regime di hospice (+ 104) e domiciliare (+ 2.000). Un passo importante per garantire l’accesso alle cure palliative nel fine vita anche ai malati non oncologici, nel rispetto del ‘principio di equità’, sancito dalla legge 38/2010».
Il Circolo S. Pietro continua a prestare la propria opera di volontariato all’interno della struttura di via Poerio, cercando di mantenere vivo quello spirito di assistenza ed accompagnamento che dall'inizio ha contraddistinto l’Hospice, nella speranza di far sentire pazienti e familiari un po’ come a casa loro, accolti e protetti, specialmente in un passaggio difficile della vita degli uni e degli altri.

"Premio Buona Sanità” al Circolo S. Pietro

Un riconoscimento dedicato alla sanità che non fa notizia, ma che contribuisce ad alleviare quotidianamente la sofferenza umana, è quello consegnato ieri, martedì 24 maggio, al Presidente Leopoldo Torlonia per il lavoro svolto da soci e volontari presso l'Hospice Fondazione Roma Sanità. Motivando la scelta dell'attribuzione del Premio Buona Sanità, Don Luigi Castiello ha voluto evidenziare con forza la natura di associazione ecclesiale del Circolo S. Pietro, testimonianza vera “della presenza, nella sanità, di noi cristiani, come volontari, come persone che portano la grazia di Dio accanto all'ammalato, accanto al sofferente”.
Istituito nel 1998 dal Circolo S. Pietro insieme alla Fondazione Roma e in accordo con il Polo Oncologico Regina Elena, l'Hospice Fondazione Roma Sanità ha rappresentato la prima esperienza del centro-meridione, in un momento storico in cui il dibattito sulle cure palliative era ancora agli esordi. Proprio questo “servizio in anticipo sui tempi, prestato all'umanità da cristiani, da persone che vivono accanto al Santo Padre – ha continuato Don Luigi Castiello – non è soltanto un'opera di misericordia verso la persona, ma un'opera di testimonianza della Chiesa”. Anche per questo motivo, nella motivazione, il Comitato del Premio Buona Sanità ha voluto che la dicitura “Associazione pubblica di fedeli” fosse accanto a “Circolo S. Pietro”.
Riconoscenza anche a nome di Don Marcello Sacchetti è quella espressa per il conferimento di un premio che – ha affermato il Presidente Torlonia, durante la consegna – appartiene “a tutte le persone che hanno operato e continueranno ad operare con abnegazione e grande sacrificio presso l'Hospice”. Dopo aver ringraziato la Fondazione Roma, che “ci offre la possibilità di continuare a prestare servizio, a dare una mano giornalmente”, il Presidente ha concluso, dedicando il Premio Buona Sanità “ai soci, ai volontari, al mio predecessore Don Marcello Sacchetti, che ha dato inizio a quest'esperienza”.

 

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