Commissione Culto e Attività Religiose

La commissione Culto cura tutte le attività religiose del Circolo, sia quelle svolte presso la Sede di Palazzo S.Calisto, sia presso altri luoghi di culto.

La chiesa di S. Maria della Pietà nel Colosseo, dal 1936, è affidata al Circolo S. Pietro che vi celebra la Santa Messa, il sabato alle ore 16,00 e la domenica alle ore 10,30.

In essa si conclude, il venerdì di Passione di ogni anno, una suggestiva rappresentazione della Via Crucis, svolta all’interno dell’Anfiteatro Flavio. Nel 1983, anno Santo della Redenzione, la "Cappellina", così com'è amorevolmente conosciuta tra i soci, è stata onorata dalla visita di S. Giovanni Paolo II.

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Essere le mani di Gesù. Festa patronale all’altare della Cattedra

Continuare a «stare dalla parte dei deboli, degli esclusi, di chi sperimenta situazioni di povertà materiale e spirituale» per essere «un tramite efficace» della carità del Papa, raggiungendo e aiutando «innumerevoli persone bisognose». È stata questa l’esortazione di Sua Eminenza Reverendissima il Sig. Cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato di Sua Santità, ai soci durante la Solenne Messa Pontificale del 26 giugno, all’altare della Cattedra della Basilica Vaticana, in occasione della Solennità dei Santi Apostoli Pietro e Paolo.
All’omelia, Sua Eminenza ha citato la preghiera attribuita da alcuni a Raoul Follereau, apostolo dei lebbrosi, e da altri a un anonimo fiammingo: «Cristo non ha mani, ha soltanto le nostre mani per fare oggi il suo lavoro. Cristo non ha piedi, ha soltanto i nostri piedi per guidare gli uomini sui suoi sentieri. Cristo non ha labbra, ha soltanto le nostre labbra... Cristo non ha mezzi, ha soltanto il nostro aiuto». «Pensando a voi», ha spiegato il Segretario di Stato di Sua Santità ai soci, «penso spontaneamente alle mani, ai piedi, alle labbra e ai mezzi di Gesù per dar da mangiare agli affamati, dar da bere agli assetati, vestire gli ignudi, alloggiare i pellegrini; cioè per proseguire le opere di misericordia».
Davvero moltissimi gli spunti di riflessione racchiusi nell’omelia: da Don Pino Puglisi, che «affermava che Dio ci ama, ma sempre tramite qualcuno», a Santa Teresa di Calcutta, che pregava così: «Tante volte ti ho chiesto, Signore: perché non fai niente per quelli che muoiono di fame? per quelli che sono malati? per quelli che non conoscono l’amore? per quelli che subiscono ingiustizie? per quelli che sono vittime della guerra? per quelli che non ti conoscono? Io non capivo Signore, e allora tu mi hai risposto: “Io ho fatto tanto; io ho fatto tutto quello che potevo fare: Ho fatto te!”. Ora capisco, Signore. Io posso sfamare chi ha fame, visitare i malati, amare chi non è amato, combattere le ingiustizie, creare la pace. Io posso far conoscere te. Ora ti ascolto, Signore. Ogni volta che incontro il dolore, tu mi chiedi: “Perché non fai niente?”. Aiutami, Signore, a essere le tue mani».
Quindi Sua Eminenza ha commentato le letture proclamate durante la liturgia, per sottolineare che «la fede non è statica, ma va coltivata, cresce col tempo». Pietro, ha detto parlando dell’episodio dell’incontro dell’Apostolo con lo storpio, «ha compiuto un cammino di fede, attraverso un percorso in cui persino gli errori, se riconosciuti con umiltà, si sono trasformati in occasioni di avanzamento e di purificazione». Insomma, ha concluso il Celebrante, «nella vita spirituale non esiste la stasi»: l’esempio del Principe degli Apostoli «invita ad andare avanti con fiducia in Cristo, mettendo da parte le logiche umane per abbracciare quella di un Dio esigente e liberante».
Al termine della celebrazione per la festa patronale, ha avuto luogo un incontro conviviale presso il giardino quadrato dei Musei Vaticani, preludio ai tre successivi giorni della raccolta dell’Obolo di S. Pietro nelle quattro Basiliche Papali, occasione in cui i soci hanno dimostrato ancora una volta la piena adesione alle sollecitudini del Santo Padre per le Sue Opere di carità. La raccolta dell’Obolo è un gesto antico che per il Circolo diventa un impegno continuo, instancabile, come ribadito dal Presidente Torlonia e dall’Assistente Ecclesiastico, Monsignor Franco Camaldo, che proprio il 26 giugno festeggiava il quarantatreesimo anniversario di ordinazione sacerdotale.

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«Una lama di luce all'orizzonte», Via Crucis al Colosseo

«Ogni liturgia comprende due sguardi, uno rivolto verso l’alto, verso l’infinito, verso l’eterno, verso la parola di Dio che scende dal monte come per Israele nella valle del deserto, e uno orizzontale, “gli occhi negli occhi”, perché la liturgia, come dice questa parola di origine greca, è l’opera di un popolo, di un’assemblea, di una comunità». A dirlo ai soci del Circolo S. Pietro Sua Eminenza Rev.ma il Sig. Cardinale Gianfranco Ravasi, Presidente del Pontificio Consiglio della Cultura e della Pontificia Commissione di Archeologia Sacra, nell'omelia tenuta nel corso della celebrazione Eucaristica, venerdì 12 aprile, dopo aver guidato le meditazioni della tradizionale Via Crucis del Sodalizio Romano all’interno del Colosseo.
Nelle letture del giorno, Sua Eminenza ha rintracciato «questi due registri» che appartengono al «cristiano che sa di essere, tante volte, solo nella società, lui stesso scoraggiato, magari desolato, solitario» nel suo affrontare un presente «segnato dall’indifferenza, più ancora che dall’immoralità». Il brano di Geremia (20, 10-13), «il profeta che ha alle spalle una vicenda molto simile ad una “passione continua”» perché annuncia quella caduta di Gerusalemme «che nessuno vuole ascoltare», rappresenta il primo livello che rimanda alla sofferenza, alla solitudine, all’oscurità in grado di schiudere poi una «lama di luce all’orizzonte» quando contrappone alla calunnia dei persecutori la vicinanza del Signore come «prode valoroso».
La dualità è presente anche nel salmo 18, in cui Davide si trova liberato da molte peripezie, specialmente causategli da Saul, e incentrato sulla certezza che tutti noi «non abbiamo consistenza, non sappiamo come permanere», ma se nell’angoscia invochiamo il Signore saremo salvati «e la preghiera è “ti amo, Signore, mia forza, Signore, mia roccia, mia fortezza, mio liberatore”. Questi due momenti dovrebbero essere intrecciati anche in noi», ha ribadito con forza il Cardinale, «quando sentiamo di essere con i nostri piedi ormai nel fiume fangoso della morte, o della paura, o delle difficoltà».
Nel Vangelo del giorno (Gv 10,31-42), infine, Cristo è circondato dalla folla e chiede esplicitamente per quale delle sue opere vogliono lapidarlo, sentendosi rispondere che il motivo è una bestemmia, «l’accusa più grave nella cultura dell’antico Israele». In questo brano, Giovanni usa parole «dure, aspre, verbi violenti come spade, spade di ghiaccio», ha concluso Sua Eminenza, «ma ecco che alla fine questa reiterazione è cancellata da una finale: “cercarono nuovamente di catturarlo, ma egli sfuggì dalle loro mani”. E Gesù si avvia lungo il Giordano, nella solitudine aspra del deserto».
Al rito, particolarmente sentito dal Circolo S. Pietro, hanno partecipato numerosi soci con le loro famiglie, benefattori e amici. La Santa Messa ha avuto luogo, come da tradizione, nella Chiesa di Santa Maria della Pietà al Colosseo, affidata al Sodalizio Romano dal 1936.

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Paolo VI, Uomo, Sacerdote e Papa

«Quanti hanno studiato la figura di Paolo VI avvertono di essere approdati alla soglia di un mondo interiore profondissimo, inesauribile, semplicemente, essenzialmente, coerentemente, costantemente evangelico, un patrimonio e un dono inestimabile per la Chiesa». Questo il ritratto consegnato ai soci del Circolo S. Pietro dal Rev.mo Mons. Leonardo Sapienza, Reggente della Prefettura della Casa Pontificia in conclusione degli esercizi spirituali del 150esimo anno dalla fondazione, svoltisi presso la sede di Palazzo S. Calisto da mercoledì 3 a venerdì 5 aprile.
“Paolo VI, Uomo, Sacerdote e Papa”, titolo delle meditazioni in preparazione alla Pasqua, rivela il centro di una riflessione in tre tappe toccate in altrettanti giorni che hanno saputo avvicinare ancora di più S. Paolo VI al Circolo S. Pietro di cui fu uno dei quattro Papi soci a partire dal 1943. «La mia vita sacerdotale è nata, si è formata sotto il pontificato di Paolo VI, e si è nutrita del suo insegnamento. Prima di incontrarlo e di servirlo come cerimoniere», ha detto ai soci Monsignor Sapienza, «ho imparato a leggere i suoi discorsi, a meditarli, a farne oggetto di predicazione, raccogliendo il meglio del suo insegnamento, per tenere vivo il suo ricordo, per farlo apprezzare agli altri e farlo conoscere sempre di più». Sull'esempio di Mons. Pasquale Macchi, che del Papa Santo fu segretario, il Reggente della Prefettura della Casa Pontificia ha limitato le considerazioni personali, scegliendo di far parlare direttamente S. Paolo VI con i suoi discorsi, gli scritti, le note, gli atti, i viaggi, le visite, gli incontri con le persone di ogni ceto.
«Con una felice immagine, Paolo VI è stato descritto come “un uomo che tende le mani”», ha sottolineato il Presule, «invito i soci del Circolo S. Pietro a seguirne ancora l’esempio, diventando le mani della Chiesa e del Papa per portare aiuto ai tanti bisogni dell’uomo e della Città. È con le nostre mani che Dio fa sbocciare la giustizia, fa maturare i frutti della speranza, trasformando il mondo in un giardino di pace».
Dopo la celebrazione eucaristica della terza giornata, Mons. Sapienza e Mons. Camaldo, Assistente ecclesiastico del Circolo, hanno svelato ai soci l'altare d'ora in poi dedicato a S. Paolo VI, sul quale sono custoditi oggetti appartenuti e usati dal Santo - una veste talare in seta moirè, oltre al manipolo della casula di velluto rosso con cui è stato sepolto - «affinché possiamo raccoglierci in preghiera qui», ha concluso l'Assistente ecclesiastico, «e sentire così più prossima e viva la figura di questo nostro, Sommo Pontefice e grande socio».
A quanti hanno partecipato, il Circolo S. Pietro ha donato “Paolo VI - Un uomo che tende la mani”, un libriccino a tiratura limitata contenente il testo delle meditazioni di Mons. Sapienza e altri materiali rari.

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