Commissione Culto e Attività Religiose

La commissione Culto cura tutte le attività religiose del Circolo, sia quelle svolte presso la Sede di Palazzo S.Calisto, sia presso altri luoghi di culto.

La chiesa di S. Maria della Pietà nel Colosseo, dal 1936, è affidata al Circolo S. Pietro che vi celebra la Santa Messa, il sabato alle ore 16,00 e la domenica alle ore 10,30.

In essa si conclude, il venerdì di Passione di ogni anno, una suggestiva rappresentazione della Via Crucis, svolta all’interno dell’Anfiteatro Flavio. Nel 1983, anno Santo della Redenzione, la "Cappellina", così com'è amorevolmente conosciuta tra i soci, è stata onorata dalla visita di S. Giovanni Paolo II.

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«Una lama di luce all'orizzonte», Via Crucis al Colosseo

«Ogni liturgia comprende due sguardi, uno rivolto verso l’alto, verso l’infinito, verso l’eterno, verso la parola di Dio che scende dal monte come per Israele nella valle del deserto, e uno orizzontale, “gli occhi negli occhi”, perché la liturgia, come dice questa parola di origine greca, è l’opera di un popolo, di un’assemblea, di una comunità». A dirlo ai soci del Circolo S. Pietro Sua Eminenza Rev.ma il Sig. Cardinale Gianfranco Ravasi, Presidente del Pontificio Consiglio della Cultura e della Pontificia Commissione di Archeologia Sacra, nell'omelia tenuta nel corso della celebrazione Eucaristica, venerdì 12 aprile, dopo aver guidato le meditazioni della tradizionale Via Crucis del Sodalizio Romano all’interno del Colosseo.
Nelle letture del giorno, Sua Eminenza ha rintracciato «questi due registri» che appartengono al «cristiano che sa di essere, tante volte, solo nella società, lui stesso scoraggiato, magari desolato, solitario» nel suo affrontare un presente «segnato dall’indifferenza, più ancora che dall’immoralità». Il brano di Geremia (20, 10-13), «il profeta che ha alle spalle una vicenda molto simile ad una “passione continua”» perché annuncia quella caduta di Gerusalemme «che nessuno vuole ascoltare», rappresenta il primo livello che rimanda alla sofferenza, alla solitudine, all’oscurità in grado di schiudere poi una «lama di luce all’orizzonte» quando contrappone alla calunnia dei persecutori la vicinanza del Signore come «prode valoroso».
La dualità è presente anche nel salmo 18, in cui Davide si trova liberato da molte peripezie, specialmente causategli da Saul, e incentrato sulla certezza che tutti noi «non abbiamo consistenza, non sappiamo come permanere», ma se nell’angoscia invochiamo il Signore saremo salvati «e la preghiera è “ti amo, Signore, mia forza, Signore, mia roccia, mia fortezza, mio liberatore”. Questi due momenti dovrebbero essere intrecciati anche in noi», ha ribadito con forza il Cardinale, «quando sentiamo di essere con i nostri piedi ormai nel fiume fangoso della morte, o della paura, o delle difficoltà».
Nel Vangelo del giorno (Gv 10,31-42), infine, Cristo è circondato dalla folla e chiede esplicitamente per quale delle sue opere vogliono lapidarlo, sentendosi rispondere che il motivo è una bestemmia, «l’accusa più grave nella cultura dell’antico Israele». In questo brano, Giovanni usa parole «dure, aspre, verbi violenti come spade, spade di ghiaccio», ha concluso Sua Eminenza, «ma ecco che alla fine questa reiterazione è cancellata da una finale: “cercarono nuovamente di catturarlo, ma egli sfuggì dalle loro mani”. E Gesù si avvia lungo il Giordano, nella solitudine aspra del deserto».
Al rito, particolarmente sentito dal Circolo S. Pietro, hanno partecipato numerosi soci con le loro famiglie, benefattori e amici. La Santa Messa ha avuto luogo, come da tradizione, nella Chiesa di Santa Maria della Pietà al Colosseo, affidata al Sodalizio Romano dal 1936.

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L'Osservatore Romano
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Paolo VI, Uomo, Sacerdote e Papa

«Quanti hanno studiato la figura di Paolo VI avvertono di essere approdati alla soglia di un mondo interiore profondissimo, inesauribile, semplicemente, essenzialmente, coerentemente, costantemente evangelico, un patrimonio e un dono inestimabile per la Chiesa». Questo il ritratto consegnato ai soci del Circolo S. Pietro dal Rev.mo Mons. Leonardo Sapienza, Reggente della Prefettura della Casa Pontificia in conclusione degli esercizi spirituali del 150esimo anno dalla fondazione, svoltisi presso la sede di Palazzo S. Calisto da mercoledì 3 a venerdì 5 aprile.
“Paolo VI, Uomo, Sacerdote e Papa”, titolo delle meditazioni in preparazione alla Pasqua, rivela il centro di una riflessione in tre tappe toccate in altrettanti giorni che hanno saputo avvicinare ancora di più S. Paolo VI al Circolo S. Pietro di cui fu uno dei quattro Papi soci a partire dal 1943. «La mia vita sacerdotale è nata, si è formata sotto il pontificato di Paolo VI, e si è nutrita del suo insegnamento. Prima di incontrarlo e di servirlo come cerimoniere», ha detto ai soci Monsignor Sapienza, «ho imparato a leggere i suoi discorsi, a meditarli, a farne oggetto di predicazione, raccogliendo il meglio del suo insegnamento, per tenere vivo il suo ricordo, per farlo apprezzare agli altri e farlo conoscere sempre di più». Sull'esempio di Mons. Pasquale Macchi, che del Papa Santo fu segretario, il Reggente della Prefettura della Casa Pontificia ha limitato le considerazioni personali, scegliendo di far parlare direttamente S. Paolo VI con i suoi discorsi, gli scritti, le note, gli atti, i viaggi, le visite, gli incontri con le persone di ogni ceto.
«Con una felice immagine, Paolo VI è stato descritto come “un uomo che tende le mani”», ha sottolineato il Presule, «invito i soci del Circolo S. Pietro a seguirne ancora l’esempio, diventando le mani della Chiesa e del Papa per portare aiuto ai tanti bisogni dell’uomo e della Città. È con le nostre mani che Dio fa sbocciare la giustizia, fa maturare i frutti della speranza, trasformando il mondo in un giardino di pace».
Dopo la celebrazione eucaristica della terza giornata, Mons. Sapienza e Mons. Camaldo, Assistente ecclesiastico del Circolo, hanno svelato ai soci l'altare d'ora in poi dedicato a S. Paolo VI, sul quale sono custoditi oggetti appartenuti e usati dal Santo - una veste talare in seta moirè, oltre al manipolo della casula di velluto rosso con cui è stato sepolto - «affinché possiamo raccoglierci in preghiera qui», ha concluso l'Assistente ecclesiastico, «e sentire così più prossima e viva la figura di questo nostro, Sommo Pontefice e grande socio».
A quanti hanno partecipato, il Circolo S. Pietro ha donato “Paolo VI - Un uomo che tende la mani”, un libricino a tiratura limitata contenente il testo delle meditazioni di Mons. Sapienza e altri materiali rari.

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L'Osservatore Romano
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L'amore per Roma nella Festa del Patrono

Davanti alle cose belle e alle iniquità del mondo non è possibile «rimanere a braccia incrociate» perché è insita nella vocazione cristiana la spinta a «discernere e ad agire». Sua Eminenza Rev.ma il Sig. Cardinale Dominique Mamberti ha ricordato ai soci del Circolo S. Pietro - riuniti ieri sera, lunedì 25 giugno, nella chiesa di S. Lorenzo in Damaso - come nel motto “Preghiera, Azione, Sacrifico” che li contraddistingue da quasi 150 anni sia riassunto il «programma» applicabile ad ogni cristiano. «Se l'azione non è sostenuta dalla preghiera, diventa puro attivismo e non testimonianza cristiana», ha spiegato il Presule, «e se il sacrifico è assente dalla vita del cristiano, come può unirsi al suo Signore sulla croce?».
Nella basilica del Palazzo della Cancelleria, il Circolo ha celebrato la Solennità dei Santi Apostoli Pietro e Paolo che tradizionalmente chiude l'anno sociale di un Sodalizio da sempre impegnato ad alleviare la povertà nella Diocesi del Santo Padre. «Sappiamo che ci sono tanti bisogni in questa città di Roma e, a qualche giorno dalla festa dei Santi Patroni, vogliamo chiedere al Signore, per l'intercessione dei Santi Pietro e Paolo, di impegnarci sempre di più per il Papa e per i nostri fratelli» ha continuato il Prefetto del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica, facendo riferimento all'azione del Circolo sul tessuto sociale di una città, oggi, soffocata da cinismo e indifferenza, da una cecità per nulla congenita.
Non a caso, l'invito del Cardinal Mamberti ai soci è stato quello di continuare a «presiedere alla carità», per attivare un cambiamento, in maniera speciale nella città di Roma, «centro della cattolicità, nobilitata dal sangue dei martiri» perché «sia sempre più degna della missione che il Signore ha affidato alla Chiesa di Roma e al suo Vescovo». Prima di ricordare come il servizio al bisognoso sia esso stesso testimonianza dell'amore per Cristo, il Presule ha chiesto di rinnovare l'impegno di fede contestualmente ad azioni che abbiano in sé l'ineludibile riferimento alla carità. «Tocca a noi», ha concluso Sua Eminenza, «mettere in evidenza che la fede e l'amore al Signore sono tuttora ardenti nella nostra città, tocca a noi mostrare che pratichiamo i comandamenti del Signore, in particolare quello dell'amore. Tocca a noi dare ai pellegrini l'accoglienza che aspettano in quanto fratelli nella fede ed a trattare i poveri come “carne di Cristo”, secondo l'espressione usata dal Santo Padre».
Nelle giornate di venerdì 29, sabato 30 giugno e domenica 1° luglio, soci e volontari del Circolo S. Pietro collaboreranno alla raccolta dell’Obolo di S. Pietro presso le quattro Basiliche Papali di Roma, attività distintiva che ha l'obiettivo di incidere in maniera pratica nella società romana oltreché segno tangibile di appartenenza e dimostrazione che la carità viene prima di ogni altra cosa.

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