Commissione Culto e Attività Religiose

La commissione Culto cura tutte le attività religiose del Circolo, sia quelle svolte presso la Sede di Palazzo S.Calisto, sia presso altri luoghi di culto.

La chiesa di S. Maria della Pietà nel Colosseo, dal 1936, è affidata al Circolo S. Pietro che vi celebra la Santa Messa, il sabato alle ore 16,00 e la domenica alle ore 10,30.

In essa si conclude, il venerdì di Passione di ogni anno, una suggestiva rappresentazione della Via Crucis, svolta all’interno dell’Anfiteatro Flavio. Nel 1983, anno Santo della Redenzione, la "Cappellina", così com'è amorevolmente conosciuta tra i soci, è stata onorata dalla visita di S. Giovanni Paolo II.

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Sul Calvario. Venerdì di Passione

«L'ultimo venerdì di quaresima è dedicato nella liturgia tradizionale alla venerazione affettuosa e devota della Vergine Santissima Addolorata». A ricordarlo ai soci del Circolo S. Pietro Sua Eccellenza Rev.ma Mons. Giuseppe Sciacca durante l'omelia tenuta ieri sera, venerdì 23 marzo, nel corso della celebrazione eucaristica che ha fatto seguito alla Via Crucis al Colosseo. Una profonda riflessione incentrata sul tema della sofferenza di Maria quella del Segretario del Supremo tribunale della Segnatura Apostolica, che ha fatto riferimento ad un «dolore proiettato su tutta l'esistenza di Maria sin da quando pronunciò quel “fiat” che l'avrebbe associata in modo unico al mistero della redenzione».
La Vergine presso la Croce semplicemente “stava”, verbo che indica la capacità e la forza di far parte del disegno divino nonostante le immense sofferenze. «Oggi la mente e il cuore ci portano direttamente sul Calvario», ha ribadito con forza il Vescovo durante l'omelia, «difronte a quella scena tragica, sublime e assoluta che vede il figlio di Dio sulla croce. Lì ai piedi del patibolo insanguinato troviamo Lei, la Madre, che rinnova la sua offerta e, attraverso il suo indicibile dolore, partecipa spiritualmente del martirio. In un certo senso, muore con Lui, così come muore affettivamente e spiritualmente ogni madre che vive la prova tremenda di sopravvivere al proprio figlio». Con diretto riferimento al nome della chiesa di Santa Maria della Pietà in cui si svolge tradizionalmente la funzione, Mons. Sciacca ha infine riflettuto sulla figura della pietà, «atteggiamento paradigmatico e supremo» in cui immaniamo la Vergine Addolorata con in braccio «il corpo esangue del figlio deposto».
Al termine delle meditazioni lungo le stazioni della Via Crucis, il Vescovo aveva ricordato inoltre l'unicità di un luogo che «come pochissimi altri esprime in grado superlativo la memoria e l'identità di Roma, un'identità come ben sappiamo riscattata e aspersa dal sangue dei martiri che qui offrirono la loro suprema testimonianza al Signore Gesù, il cui nome non vollero rinnegare, affermando parimenti l'intangibile libertà della coscienza e con essa l'irriducibile dignità della persona sulla quale sono indelebilmente impressi il segno e l'impronta del Padre celeste». Al Venerdì di Passione del Circolo S. Pietro hanno partecipato soci, volontari e amici con le loro famiglie.

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Roma Sette

Verso Emmaus. Il cammino di conversione quaresimale

«Mai scindere ciò che crediamo da ciò che viviamo. È necessario trovare nel Signore la forza di riprendere, giorno dopo giorno, il cammino della nostra vita e della nostra testimonianza cristiana». Questo l'impegno preso dai soci del Circolo S. Pietro in conclusione degli esercizi spirituali che si sono svolti presso la sede di Palazzo S. Calisto da mercoledì 14 a venerdì 16 marzo. A dettare le meditazioni in preparazione alla Pasqua è stato Mons. Francesco Rosso, Canonico Camerlengo del Capitolo di S. Pietro in Vaticano.
«La quaresima è un tempo speciale per la ricerca dell'uomo», ha sottolineato il presule, «ma quanti di noi cristiani pensano alla quaresima come ad un momento di riflessione? Quanti si mettono in ascolto con un desiderio maggiore pur di incontrare il Signore?».
La necessità di togliere la polvere dell'abitudinarietà dai tempi forti della liturgia è stato il centro di meditazioni che hanno posto l'accento sull'esigenza di «risvegliarsi, di mettersi in cammino per capire come possiamo diventare nuove creature». L'intensità di una preghiera che «non deve limitarsi alla formule» è il bagaglio necessario per affrontare la conversione quaresimale attraverso «il nostro silenzio e l'ascolto esigente di Dio nella nostra vita». Perché troppo spesso siamo «abituati a chiedere al Signore piuttosto che ad ascoltare cosa Lui vuole chiedere a noi».
Dall'immagine del deserto inteso come scuola di verità, luogo in cui campeggiano le grandi figure della storia della salvezza come Mosé, Elia, Giovanni Battista, Cristo stesso, Paolo, il presule ha riflettuto sul bisogno di creare il vuoto intorno a noi per ascoltarci e andare incontro a Dio. «Il deserto è la vera prova del tempo di quaresima, quella che ci conduce alla conversione, quella che corrisponde esattamente alla ricerca di Dio nel silenzio. È come un ponte sospeso, gettato dall'anima innamorata di Dio sui profondi crepacci della tentazione, sui precipizi insondabili delle nostre paure che fanno da ostacolo al cammino verso la salvezza. Se vogliamo trovare Dio dobbiamo creare il deserto intorno a noi. È il luogo ideale dove poter essere noi stessi, il luogo della rivelazione. Si incontra Dio soltanto lì, nella solitudine, nelle difficoltà della vita, nel momento in cui siamo a terra. C'è bisogno di deserto, specialmente oggi, in questo clima di apparente socialità».
Dal deserto come punto di avvio per il cammino di conversione si arriva al ritrovamento del sé fino alla alla gioia della risurrezione. Durante la celebrazione eucaristica nella terza giornata, Mons. Rosso ha ribadito ancor una volta l'importanza di vivere la parola di Dio, di farla propria a partire dal racconto dei discepoli di Emmaus. Perché, proprio come Clèopa e l'altro discepolo, «spesso, noi cristiani non riusciamo a maturare la parola che annunciamo, limitandoci ad ascoltarla senza recepirla veramente, a ripeterla senza viverla».

Incontrare lo sguardo di Gesù - Esercizi spirituali

«Quando percorrevi le strade della tua terra, molti cercavano di toccarti perché da te usciva un'energia che guariva, fa' che ognuno di noi si lasci toccare da te come è necessario e utile per lui in questo momento della sua vita». Sono iniziati con una preghiera gli esercizi spirituali del Circolo S. Pietro, svoltisi da mercoledì 22 a venerdì 24 marzo, nella sede del sodalizio romano a Palazzo S. Calisto. A dettarli è stato Sua Eccellenza Rev.ma Mons. Claudio Maria Celli, Arcivescovo tit. di Civitanova, partendo dal Vangelo di Luca. «L'Autore di questo Vangelo», ha affermato Mons. Celli, «si rivolge a Teofilo, un uomo che era già su un cammino di fede, tuttavia bisognoso di un approfondimento, proprio come noi, specialmente in tempo di quaresima».
La necessità, «doverosa e per niente ovvia», di incontrare e conoscere il Dio che porta alla conversione è stato il centro della prima giornata. «Ognuno di noi è oggetto dell'attenzione misericordiosa del Signore», ha indicato il predicatore, partendo dalla lettura delle tre parabole della misericordia (Lc 15, 1-32). In comune queste parabole hanno il «senso della perdita, di una pecora, di una moneta, di un fratello, come a dire che Dio si interessa ad ognuno di noi, perché nessuno deve perdersi, cercando instancabilmente quella nostra parte non ancora illuminata dalla sua verità, ancora resistente alla sua azione riabilitante».
Attraverso «il tema di Emmaus» (Lc 24, 13-35), durante la seconda giornata, Sua Eccellenza ha poi riflettuto sul necessario salto della fede per arrivare al Signore e sull'incapacità diffusa di vedere la verità, perché i nostri occhi «come quelli di Clèopa e dell'altro discepolo di Emmaus, spesso, sono incapaci di riconoscere Dio». Prima della celebrazione eucaristica, nell’ultima giornata, il predicatore ha infine focalizzato l'attenzione sullo smarrimento di Pietro, durante la Passione, «quando non riesce a sopportare la sofferenza di Gesù, rivelando una visione errata della salvezza non ancora dissipata».
L’impegno preso dai soci del Circolo S. Pietro, al termine delle tre giornate, è stato quello di riflettere proprio su questo punto risolutivo. «Domandiamoci cosa capisce Pietro nel momento in cui lo sguardo di Gesù (Lc 22, 61)», ha concluso Sua Eccellenza, «gli rivela la verità della sua situazione, tenendo ben presente che quello stesso sguardo si posa su ognuno di noi».

 

 

 

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