Commissione Culto e Attività Religiose

La commissione Culto cura tutte le attività religiose del Circolo, sia quelle svolte presso la Sede di Palazzo S.Calisto, sia presso altri luoghi di culto.

La chiesa di S. Maria della Pietà nel Colosseo, dal 1936, è affidata al Circolo S. Pietro che vi celebra la Santa Messa, il sabato alle ore 16,00 e la domenica alle ore 10,30.

In essa si conclude, il venerdì di Passione di ogni anno, una suggestiva rappresentazione della Via Crucis, svolta all’interno dell’Anfiteatro Flavio. Nel 1983, anno Santo della Redenzione, la "Cappellina", così com'è amorevolmente conosciuta tra i soci, è stata onorata dalla visita di S. Giovanni Paolo II.

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L'amore per Roma nella Festa del Patrono

Davanti alle cose belle e alle iniquità del mondo non è possibile «rimanere a braccia incrociate» perché è insita nella vocazione cristiana la spinta a «discernere e ad agire». Sua Eminenza Rev.ma il Sig. Cardinale Dominique Mamberti ha ricordato ai soci del Circolo S. Pietro - riuniti ieri sera, lunedì 25 giugno, nella chiesa di S. Lorenzo in Damaso - come nel motto “Preghiera, Azione, Sacrifico” che li contraddistingue da quasi 150 anni sia riassunto il «programma» applicabile ad ogni cristiano. «Se l'azione non è sostenuta dalla preghiera, diventa puro attivismo e non testimonianza cristiana», ha spiegato il Presule, «e se il sacrifico è assente dalla vita del cristiano, come può unirsi al suo Signore sulla croce?».
Nella basilica del Palazzo della Cancelleria, il Circolo ha celebrato la Solennità dei Santi Apostoli Pietro e Paolo che tradizionalmente chiude l'anno sociale di un Sodalizio da sempre impegnato ad alleviare la povertà nella Diocesi del Santo Padre. «Sappiamo che ci sono tanti bisogni in questa città di Roma e, a qualche giorno dalla festa dei Santi Patroni, vogliamo chiedere al Signore, per l'intercessione dei Santi Pietro e Paolo, di impegnarci sempre di più per il Papa e per i nostri fratelli» ha continuato il Prefetto del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica, facendo riferimento all'azione del Circolo sul tessuto sociale di una città, oggi, soffocata da cinismo e indifferenza, da una cecità per nulla congenita.
Non a caso, l'invito del Cardinal Mamberti ai soci è stato quello di continuare a «presiedere alla carità», per attivare un cambiamento, in maniera speciale nella città di Roma, «centro della cattolicità, nobilitata dal sangue dei martiri» perché «sia sempre più degna della missione che il Signore ha affidato alla Chiesa di Roma e al suo Vescovo». Prima di ricordare come il servizio al bisognoso sia esso stesso testimonianza dell'amore per Cristo, il Presule ha chiesto di rinnovare l'impegno di fede contestualmente ad azioni che abbiano in sé l'ineludibile riferimento alla carità. «Tocca a noi», ha concluso Sua Eminenza, «mettere in evidenza che la fede e l'amore al Signore sono tuttora ardenti nella nostra città, tocca a noi mostrare che pratichiamo i comandamenti del Signore, in particolare quello dell'amore. Tocca a noi dare ai pellegrini l'accoglienza che aspettano in quanto fratelli nella fede ed a trattare i poveri come “carne di Cristo”, secondo l'espressione usata dal Santo Padre».
Nelle giornate di venerdì 29, sabato 30 giugno e domenica 1° luglio, soci e volontari del Circolo S. Pietro collaboreranno alla raccolta dell’Obolo di S. Pietro presso le quattro Basiliche Papali di Roma, attività distintiva che ha l'obiettivo di incidere in maniera pratica nella società romana oltreché segno tangibile di appartenenza e dimostrazione che la carità viene prima di ogni altra cosa.

Sul Calvario. Venerdì di Passione

«L'ultimo venerdì di quaresima è dedicato nella liturgia tradizionale alla venerazione affettuosa e devota della Vergine Santissima Addolorata». A ricordarlo ai soci del Circolo S. Pietro Sua Eccellenza Rev.ma Mons. Giuseppe Sciacca durante l'omelia tenuta ieri sera, venerdì 23 marzo, nel corso della celebrazione eucaristica che ha fatto seguito alla Via Crucis al Colosseo. Una profonda riflessione incentrata sul tema della sofferenza di Maria quella del Segretario del Supremo tribunale della Segnatura Apostolica, che ha fatto riferimento ad un «dolore proiettato su tutta l'esistenza di Maria sin da quando pronunciò quel “fiat” che l'avrebbe associata in modo unico al mistero della redenzione».
La Vergine presso la Croce semplicemente “stava”, verbo che indica la capacità e la forza di far parte del disegno divino nonostante le immense sofferenze. «Oggi la mente e il cuore ci portano direttamente sul Calvario», ha ribadito con forza il Vescovo durante l'omelia, «difronte a quella scena tragica, sublime e assoluta che vede il figlio di Dio sulla croce. Lì ai piedi del patibolo insanguinato troviamo Lei, la Madre, che rinnova la sua offerta e, attraverso il suo indicibile dolore, partecipa spiritualmente del martirio. In un certo senso, muore con Lui, così come muore affettivamente e spiritualmente ogni madre che vive la prova tremenda di sopravvivere al proprio figlio». Con diretto riferimento al nome della chiesa di Santa Maria della Pietà in cui si svolge tradizionalmente la funzione, Mons. Sciacca ha infine riflettuto sulla figura della pietà, «atteggiamento paradigmatico e supremo» in cui immaniamo la Vergine Addolorata con in braccio «il corpo esangue del figlio deposto».
Al termine delle meditazioni lungo le stazioni della Via Crucis, il Vescovo aveva ricordato inoltre l'unicità di un luogo che «come pochissimi altri esprime in grado superlativo la memoria e l'identità di Roma, un'identità come ben sappiamo riscattata e aspersa dal sangue dei martiri che qui offrirono la loro suprema testimonianza al Signore Gesù, il cui nome non vollero rinnegare, affermando parimenti l'intangibile libertà della coscienza e con essa l'irriducibile dignità della persona sulla quale sono indelebilmente impressi il segno e l'impronta del Padre celeste». Al Venerdì di Passione del Circolo S. Pietro hanno partecipato soci, volontari e amici con le loro famiglie.

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Aci Stampa

Roma Sette

Verso Emmaus. Il cammino di conversione quaresimale

«Mai scindere ciò che crediamo da ciò che viviamo. È necessario trovare nel Signore la forza di riprendere, giorno dopo giorno, il cammino della nostra vita e della nostra testimonianza cristiana». Questo l'impegno preso dai soci del Circolo S. Pietro in conclusione degli esercizi spirituali che si sono svolti presso la sede di Palazzo S. Calisto da mercoledì 14 a venerdì 16 marzo. A dettare le meditazioni in preparazione alla Pasqua è stato Mons. Francesco Rosso, Canonico Camerlengo del Capitolo di S. Pietro in Vaticano.
«La quaresima è un tempo speciale per la ricerca dell'uomo», ha sottolineato il presule, «ma quanti di noi cristiani pensano alla quaresima come ad un momento di riflessione? Quanti si mettono in ascolto con un desiderio maggiore pur di incontrare il Signore?».
La necessità di togliere la polvere dell'abitudinarietà dai tempi forti della liturgia è stato il centro di meditazioni che hanno posto l'accento sull'esigenza di «risvegliarsi, di mettersi in cammino per capire come possiamo diventare nuove creature». L'intensità di una preghiera che «non deve limitarsi alla formule» è il bagaglio necessario per affrontare la conversione quaresimale attraverso «il nostro silenzio e l'ascolto esigente di Dio nella nostra vita». Perché troppo spesso siamo «abituati a chiedere al Signore piuttosto che ad ascoltare cosa Lui vuole chiedere a noi».
Dall'immagine del deserto inteso come scuola di verità, luogo in cui campeggiano le grandi figure della storia della salvezza come Mosé, Elia, Giovanni Battista, Cristo stesso, Paolo, il presule ha riflettuto sul bisogno di creare il vuoto intorno a noi per ascoltarci e andare incontro a Dio. «Il deserto è la vera prova del tempo di quaresima, quella che ci conduce alla conversione, quella che corrisponde esattamente alla ricerca di Dio nel silenzio. È come un ponte sospeso, gettato dall'anima innamorata di Dio sui profondi crepacci della tentazione, sui precipizi insondabili delle nostre paure che fanno da ostacolo al cammino verso la salvezza. Se vogliamo trovare Dio dobbiamo creare il deserto intorno a noi. È il luogo ideale dove poter essere noi stessi, il luogo della rivelazione. Si incontra Dio soltanto lì, nella solitudine, nelle difficoltà della vita, nel momento in cui siamo a terra. C'è bisogno di deserto, specialmente oggi, in questo clima di apparente socialità».
Dal deserto come punto di avvio per il cammino di conversione si arriva al ritrovamento del sé fino alla alla gioia della risurrezione. Durante la celebrazione eucaristica nella terza giornata, Mons. Rosso ha ribadito ancor una volta l'importanza di vivere la parola di Dio, di farla propria a partire dal racconto dei discepoli di Emmaus. Perché, proprio come Clèopa e l'altro discepolo, «spesso, noi cristiani non riusciamo a maturare la parola che annunciamo, limitandoci ad ascoltarla senza recepirla veramente, a ripeterla senza viverla».

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