«È la fede che ci salva»

Alla Casa famiglia “Paolo VI”,

la 152ma Assemblea Ordinaria

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«Questa sera vorrei attirare la vostra attenzione su un argomento che a me sembra essere molto importante e significativo, che riunisce e quasi assembla insieme sentimenti, emozioni, desideri: la fede!». Così Mons. Franco Camaldo, Assistente ecclesiastico del Circolo S. Pietro, si è rivolto ai soci del Sodalizio romano durante la Santa Messa che ha aperto la 152ma Assemblea ordinaria, giovedì 21 ottobre, all'interno della rinnovata Casa famiglia “Paolo VI”.

Se il primo termine del motto del Circolo è “Preghiera”, cui seguono e si legano indissolubilmente “Azione” e “Sacrificio”, l’omelia ha avuto come centro ideale proprio la necessità di condurre, con l’aiuto della preghiera, una vita di fede per ognuno dei soci, perché è la fede che riesce ad illuminare l’intelletto dell’uomo, permettendogli di conoscere e di accettare ciò che è al di fuori di esso.

 «Perfino il Sommo Poeta Dante, giunto all'VIII cielo del Paradiso, rispondendo alla domanda di S. Pietro che gli chiedeva cosa fosse la fede», ha spiegato Monsignor Assistente, «risponde con le medesime parole “Fede è sostanza delle cose sperate ed argomento delle non parventi!” E poi prosegue: “Io credo in uno Dio, solo ed etterno, che tutto 'l ciel move con amore e con desìo”. Sì, carissimi Amici! È la Fede che ci salva, è la Fede che ci fa crescere nell'amore, è la Fede che ci aiuta a superare le difficoltà della vita, è la Fede che ci fa crescere in questo legame unico e irripetibile, così intimo e profondo sul piano del corpo e dello spirito, da formare un solo essere».

A seguito della celebrazione, voluta dal Presidente Niccolò Sacchetti per il secondo anno ad apertura dell’Assemblea ordinaria, hanno avuto inizio i lavori per l’approvazione del bilancio consuntivo e preventivo.

«Al Circolo S. Pietro il successo non si misura con il profitto, ma con la carità, non con l’utile di esercizio, ma con il bene donato», ha dichiarato il Presidente Sacchetti salutando i soci. «È proprio per questo», ha continuato, «che abbiamo pensato di celebrare la Santa messa e la nostra Assemblea Ordinaria proprio qua - perché tutti possiate toccare con mano i risultati dello sforzo, dell’impegno, ma soprattutto della passione e del grande entusiasmo che è stato messo in questo luogo». L'importante restauro della struttura di via di S. Giovanni in Laterano, avviato dalla presidenza Torlonia per il 150mo di fondazione e iniziato all'indomani del lockdown stretto, sta proseguendo spedito grazie all’aiuto dei benefattori del Sodalizio. «Come vedete c’è ancora da fare», ha spiegato il Presidente Sacchetti, «ma sono certo che anche voi saprete immaginare la Casa finita, piena di piccoli ospiti con le loro famiglie bisognose del nostro conforto e del nostro sostegno, soprattutto del nostro essere “famiglia” per loro che sono in difficoltà e così lontani da casa».

Il Segretario Piero Fusco ha proposto ai soci una riflessione sul carisma del Circolo cui ha fatto seguito una panoramica delle attività svolte nel corso di un anno che ha cambiato la faccia del mondo del lavoro e necessariamente anche del volontariato. «Come sapete uno dei nostri peculiari carismi è dare da mangiare», ha detto il Segretario, «e quest'anno segnato dalla pandemia si è caratterizzato per un deciso quanto entusiasmante ritorno al passato: i soci e i volontari del Circolo preparano i pasti e li distribuiscono direttamente. Dopo aver effettuato un corso HACCP, infatti, molti di loro hanno manifestato la volontà di mettersi a disposizione dei nostri ospiti la domenica ed il lunedì. Pensate che ad oggi, dei 42mila pasti donati complessivamente dalle Cucine economiche, più di 2000 sono stati erogati attraverso questa nuova modalità».

 

Nel complesso tessuto socio-economico capitolino, l'impatto dell'emergenza da Covid-19 ha accelerato l'affiorare di specifici bisogni e l'acuirsi di endemiche necessità. E proprio l’incremento della disoccupazione conseguente alle chiusure forzate, imposte dalle misure di contenimento, risulta essere il segnale più tangibile della pervasività della crisi pandemica che ha coinvolto numerose famiglie private repentinamente delle proprie fonti di reddito e sostentamento.

«Quando sentiamo parlare di “nuove povertà”, noi del Circolo S. Pietro possiamo dire di conoscerle già da tempo», ha detto l'Economo Riccardo Rosci prima di presentare il bilancio consuntivo e il preventivo. «Qualche settimana fa parlavamo del periodo in cui è esplosa la crisi economica del 2008», ha continuato l'Economo, «e di come il Circolo, probabilmente tra i primi, se ne accorse e si mise al servizio dei nuovi senza fissa dimora, padri di famiglia costretti a dormire in macchina dall’oggi al domani».

Oggi come allora, i “nuovi poveri” appartengono non di rado a categorie sociali generalmente non associabili a situazioni di indigenza economica, segnando un'emergenza inedita a cui il Circolo sta lavorando per offrire una risposta attraverso Opere che non hanno subito particolari stalli neanche durante i mesi più difficili della pandemia.

«Ogni persona che si affaccia a Palazzo S. Calisto trova l'Opera più adatta a sé, la più affine a quei doni che ha ricevuto», ha concluso il Segretario Fusco, riferendosi al carisma del Sodalizio, «è proprio da tutto questo che deriva la nostra capacità di anticipare le nuove povertà, dalla grande attenzione alla dignità di chi incontriamo sulla strada del nostro servizio, tenendo sempre chiaro in mente che tutto ciò che facciamo, da 152 anni, lo facciamo a nome e per conto del Santo Padre».

L’Assemblea ha approvato all’unanimità il bilancio consuntivo ed il preventivo.

 

Roma, 21 ottobre 2021